martedì, 26 agosto 2008
Ritorno
Il bello del camping è che quando torni sei contento, che apprezzi infinitimente cose come sederti su un cesso senza sospetto, infilarti tra lenzuola pulite, mangiare seduto a un tavolo.
A chi dice che "la corsica è selvaggia" vorrei chiedere se trova selvaggi gli acqua scooter, i gommoni o i panfili.
A quello che ha scritto la lonely vorrei chiedere invece dove ha visto i pescatori, che evidentemente prima del mio arrivo si sono convertiti tutti al commercio di cazzate o alla ristorazione, senza peraltro consultare nessun libro di cucina.
Insomma sì, le vacanze sono andate bene: il finestrino della panda è finito nella portiera solo tre volte, poteva andare peggio!
venerdì, 25 luglio 2008
Batto solo un colpetto, perchè sono di fretta.
C'è un tarlino che vaga nella testa e mi dice: 42!
Ma io lavoro a testa bassa e non lo sento.
martedì, 01 luglio 2008
Come ho festeggiato
C’erano 20 individui, 7 capre e 5 cani a festeggiare il mio compleanno. C’erano pure un fracco di rane e di carpe, il ghiro invece non s’è fatto vedere. Chi sa, si vede che d’estate i ghiri se ne vanno in giro.
Il mio karma era un portento, la migliore serata d’estate senza manco una zanzara (che a me mica mi mordono, ma sentivo gli altri entusiasti) e tanta bella gente in giro sprizzante gioia e amore.
E’ vero, prima di arrivare Là, io e Lui abbiamo litigato secco, d’altra parte per pranzo avevamo mangiato la caprese, che si sa: i pomodori scatenano l’aggressività e le mozzarelle stoppano la figa. Poi però abbiamo fatto pace, che non puoi stare incazzato, in un posto del genere.
Là puoi solo sentirti in pace con il mondo, per lo meno con quella piccola porzione di mondo senza indirizzo dove gli animali non finiscono nei piatti e le case sono fatte di terra. Un posto dove non c’è la tv né uno straminchia di ventilatore, per fortuna.
La torta era una delizia di farro, crema di riso e mirtilli americani colti da me medesima sulla pianta nel pomeriggio. Tutto molto bucolico e biologico, compresi gli psicotropi.
Come prima di festa di compleanno mi è piaciuta assai, per la prossima bisognerà aspettare i 60. Quindi, specialmente voi che non c’eravate, questa volta cercate di tenervi liberi, vi ho avvisati in anticipo…
venerdì, 27 giugno 2008
Ho 30 anni
Ebbene sì, non sono più una ventenne! Non sono così stupita, che il sentore ce l'avevo da un po'... Gli indizi erano molti: la cervicale, le rughe "d'espressione", le amiche che si sono messe a figliare via una fuori l'altra, ...
Sei in paranoia? Chiede E.
Macchè. Per una volta nella mia vita sono felice anche se è il mio compleanno. Per una volta nella mia vita, addirittura, festeggerò...
Da piccola mi figuravo a 30 anni già sposata con due figlie e all'apice della carriera (avevo idee un po' piccolo borghesi, all'epoca, d'altra parte vengo dalla matrice catto-montanaro-contadina).
Non ho ancora fatto nulla di tutto ciò, per fortuna, in compenso ho incontrato un Uomo (è vero, mi fa perdere tre quarti d'ora nel parcheggio di un aeroporto dopo un volo intercontinentale, ma ha tante altre virtù...), lavoro con persone belle e intelligenti e i figli sono ancora in tempo a farli, se mi passa la fobia del parto. A quanto pare saranno maschi però, perchè son troppo yang... maledizione! Volevo chiome da pettinare e vestiti carini... verranno gay senz'altro.
mercoledì, 11 giugno 2008
I’m back!
A quanto pare sono in grado di andare in Canada e tornare senza sperdermi.
Nel mentre, ovviamente, mi sono persa almeno cento volte. Tanto per iniziare cercando il mio dormitory nel campus: ha dovuto accompagnarmi un tizio che stava facendo le pulizie nella dining room, si vede che mi ha vista stravolta e ha avuto pietà di me. Il mattino dopo, cercando l’hotel, mi sono persa in downtown, e in quella occasione ho avuto la prova che il mio karma è bello solido: il ragazzo cui a Lisbona avevo regalato la mia cartina, si è presentato in mio soccorso sotto le spoglie di una giovane turista che mi ha regalato la sua mappa di Victoria. A forza di perdermi, comunque, ho visto tantissime cose e conosciuto molte persone.
Che dire del Canada?
E' GRANDE.
Pare una banalità, ma senza dubbio è la prima cosa da dire. Se non sei abituato a certe dimensioni tutto quello SPAZIO dà le vertigini. Le nove ore di differenza di fuso fanno il resto, e sei bella che stoned senza bisogno di additivi.
In questa sensazione di stordimento ho imparato un sacco di cose nuove:
che dall'altra parte del mondo non sono la prima della classe, ma c’è un mondo pieno di intellettuali brillanti e cosmopoliti
che a parlare in inglese sono brava solo per gli standard italiani o per quelli di un albanese che vive a Toronto da sette anni ma finora ha accuratamente evitato di imparare la lingua
che a giugno i canadesi fanno finta che sia estate e si vestono poco, qualunque sia la temperatura
che gli scandinavi sono davvero freddi, ma se bevono va decisamente meglio e alla fine anche loro sono capaci di socializzare
che lo sciroppo d'acero anche se costa meno che qui, nemmeno là non è che lo regalino
che fare il whale watching in gommone, per una che ha problemi di cervicale, è assolutamente sconsigliato
che giustamente le balene preferiscono mostrarsi ai passeggeri del traghetto che agli stronzi che sfrecciano con i gommoni
che per andare da Victoria a Vancouver con il bus e il traghetto ci voglio 3 ore e mezza, ma con un seaplane bastano 20 minuti, purtroppo
che vedere i grattacieli per davvero, specialmente da 130 metri e fischia di altezza, dà le vertigini
che ci sono città con i parchi e città rubate ai parchi, quelle canadesi appartengono alla seconda categoria
che gli scoiattoli canadesi hanno una faccia diversa dai nostri, un po’ più simile a quella delle foche
che le foche di Fisherman’s Wharf le puoi vedere solo dalle 9 am alle 5 pm, perché fanno gli orari della friggitoria
che i conigli, quando sono liberi e felici, fanno giochi di gruppo e corrono in quadriglie, se sono in sei anche le sestiglie
che comunque, anche se sei solo una provinciale con sangue occitano meticcio, alla fin fine puoi fare la tua dignitosa figura anche in canada
che in certi casi vale di più una dignitosa figura dall’altra parte del mondo che una grandiosa figura nel tuo piccolo mondo
che l’I-Ching non mentiva, nemmeno questa volta.
Quando sono tornata l’ho visto subito che era lì ad aspettarmi, tutto carino e sorridente. Anch’io ero felice di vederlo, tutta carina e sorridente. Almeno per 5 minuti, finché ho scoperto che era già riuscito a perdere il ticket del parcheggio…
venerdì, 30 maggio 2008
Dear friends,
I’m leaving for Canada! Actually, I’m not sure to be able to arrive over there myself. I’ve been always had a lot of problems in orienteering, you know, maybe I’ll stay in a airport for ever, like in The Terminal.
This is not my only doubt of course. I have a lot of troubles in deciding what kind of dresses and shoes bringing with me. These are very difficult chooses that cause to me a lot of stress, believe me… The last but not least problem is the weather: if it’s rainy, my hair start to grow up and I finish by looking like a tree. Of course I’ve a lot of stuffs for it, but I can’t put them all in my baggage.
Then there’s also
I was also a little worried about the symposium, but I’ve asked the I-Ching response so I know that I can be quite and hopeful. If you don’t know what I-Ching is, you’ve lost a lot of precious time to better understand the sense of life. I’m serious.
After a deep and long research of The Sense and I arrived at this point: I believe in three main things, which are: I-Ching, Astral Theme and Karma. If you don’t, maybe you don’t really know them yet, or you’ve too square minds to appreciate so complex things, or you belong to what I call “in-late-society”.
..uh! Of course. I believe in love…
I hope He wouldn’t miss me too much… Take care of him!
And could you please think about me to send me positive energies?
Thanks!
lunedì, 19 maggio 2008
Storie tra bloggers
First – Epilogo
Il giorno dopo, finalmente sola e libera di pensare con calma a quanto era successo, telefonai ad Alter per una consulenza:
- (…) insomma, mi chiedo: uno può scopare la sera, il mattino e anche il pomeriggio seguente, sotto effetto del viagra?
- No, è escluso. L’effetto di una pillola dura 4-5 ore, e non se ne può prendere più di una al giorno. Magari ha avuto dei problemi passeggeri, e se lo porta dietro solo per sentirsi sicuro.
- In questo caso farei meglio a non dire niente...
- Direi che è la cosa più saggia, ma dubito che la farai!
Alter si sbagliava di nuovo, perché al contrario del pronostico, in quel frangente diedi prova di grande maturità e mi comportai da vera signora. Decisi a priori di non rischiare di urtare la sua sensibilità e non dissi niente, anzi, riuscii persino a scopare senza pensare di continuo al viagra. In tutto il resto della relazione, invece, mi dimostrai molto meno saggia. La nostra d’altra parte era quella che si dice una “relazione a distanza”, cioè un ossimoro, anche se pretendevamo di crederci. Si fondava sostanzialmente su parole digitali che in mezzo al nulla assumevano significati granitici e telefonate faticose perché foriere di dubbi e incomprensioni. La sua azienda dovette spendere un capitale per pagarci tutte quelle lunghe telefonate internazionali, che comunque non bastarono e tanto meno giovarono alla relazione. C’erano infine gli incontri sporadici, e quelli andavano meglio, ma erano sempre un conto alla rovescia e una lotta contro con il jet lag.
Io non ero felice, ma in compenso molto ostinata a credere che prima o poi la cosa avrebbe iniziato a funzionare. Quando per una volta toccò a me partire per lavoro ingenuamente mi trastullai con il pensiero che i ruoli si sarebbero invertiti. Invece, anziché godermi Berlino, finii per passare il tempo a controllare il cellulare e a contorcermi dalla rabbia perché lui non si faceva vivo né rispondeva agli sms. Al mio ritorno scoprii che era stato impegnato in una lunghissima e importantissima conversazione con la Ex, durata a quanto pare tre giorni, in cui si dissero cose che mai si erano detti prima e mai disse a me. Ero servita a qualcosa, a quanto pare.
Quella volta ebbi una reazione spropositata - lo ammetto chiamiamola pure una crisi isterica - d’altra parte tutte le mie emozioni erano spropositate in quel periodo. Non per niente mi stavo curando. Ma non è che fossi pazza a tutto tondo, godevo anche di momenti di lucidità, e, in ogni caso, stavo facendo del mio meglio.
- Volevo chiederti scusa. Lo so che ho esagerato… ma sai, in questo periodo ho fatto un po’ di casino con le pastiglie, ho saltato un giorno… bisognerebbe essere più regolari in queste cure!
A mio favore c’è anche da dire che ero sincera, ma non necessariamente questa virtù viene apprezzata, che anzi, stare con qualcuno che si mette a nudo a quanto pare spaventa. Sarà per questo che lui non fu delicato con me come io lo ero stata con lui:
- Mi stai dicendo che se non le prendi ti riduci così?
Sbam, primo colpo.
- Così come?
- A volte sembra che tu non abbia amor proprio.
Sbam, secondo colpo.
Fu come ricevere due schiaffi in mezzo minuto: troppi, anche per una Signora:
- E tu invece, se non prendi il viagra, come ti riduci?
Chiuse il blog e chiuse anche con me. Rimasi lì per un pezzo, davanti alla gelateria, a lacrimare nel telefono per la fine di una storia che non era mai stata, al di fuori della mia testa.
Giunta a casa scrissi
un post al fiele, poi mi distrassi leggendo il blog di un ragazzo che tempo prima mi aveva scritto una specie di dichiarazione d’amore: allora io non gli avevo dato corda, primo perché ero presa dal ruolo di Penelope, secondo perché sapevo che era più giovane di me e non avevo mai considerato l’ipotesi di una relazione con un pivello. Fino ad allora.
domenica, 11 maggio 2008
Storie tra blogger
First – Settima Puntata
Ero fragile come una foglia e determinata ad amare, a tutti i costi.
Non mi arresi quando saltò fuori, due mesi dopo, che non potevamo passare il week- end a casa sua perché al momento ci abitava la sua Ex.
- Come sarebbe a dire?
- Il fatto è che quando abbiamo deciso di convivere lei ha affittato il suo alloggio, e ora non può mandare via i suoi inquilini. Tanto io non ci sono mai… in realtà non ho bisogno di avere una casa… per quel poco che ci sono, posso dormire dai miei. E’ solo momentaneo.
Non mi arresi quando saltò fuori che questa Ex, saputo di me, era andata in crisi profonda.
- Ma scusa non vi eravate lasciati in maniera pacifica, la storia non era superata da tempo?
- Sì…cioè da parte mia…
Forse non era stato un esempio di chiarezza, quando glielo aveva comunicato. O forse si era dimenticato di dirglielo?
Non mi arresi nemmeno quella sera, quando saltò fuori La Scatola.
Era una tranquilla domenica sera in Via B., le coinquiline erano uscite e dopo una cena un po’ malinconica perché il nostro week-end insieme stava volgendo al termine, di colpo lui si accorse di non avere la carta di credito. Iniziò a frugarsi nelle tasche, poi gli venne in mente che forse l’aveva dimenticata in macchina.
- Tu cerca ancora qui, io scendo a vedere!
Mentre lui usciva andai in camera a dare un’occhiata. In mezzo al disordine generalizzato spuntava il suo borsone da viaggio. Aprii la tasca esterna ed estrassi il contenuto, una scatolina di carta. Per un attimo, la scritta che mi si svelò inattesa davanti agli occhi, mi parve lampeggiare al ritmo del mio cuore.
- VIAGRA! – VIAGRA! – VIAGRA!
La riposi immediatamente dove l’avevo trovata, chiusi la cerniera e corsi in sala, dove mi sedetti composta sul divano a fissare la finestra. In testa il pensiero si era intasato, usciva poco più che binario – Cazzo! - E adesso? - Cazzo!
Mi passò per la mente che forse avevo visto male, forse era colpa del fumo, allora tornai in fretta e furia in camera mia a controllare. Ritrovai la scatola e lessi, lettera dopo lettera:
- V-I-A-G-R-A.
Non v’erano errori, era proprio lei, la famigerata pillola blu! Improvvisamente la fragilità del mio sentimento si mostrò palese. Sentii che quella passione che stavo coltivando con una pervicacia feroce vacillava sulle sue gambe di argilla. Questa non era una prospettiva possibile nel copione della mia storia sentimentale. Non potevo risalire la china personale prendendo in carico i problemi di qualcun altro.
Sentii in lontananza l’ascensore che saliva. Riposi tutto e con il cuore in gola tornai sul divano. Non credevo che sarei stata in grado di fare finta di niente. D’altra parte non avevo la minima idea di come parlarne. Era un discorso che andava ponderato, non affrontato a caldo, sennò avrei potuto fare una grossa cazzata. No, per una volta dovevo comportarmi in maniera cauta. Misi su la maschera più normale che riuscii a fare, la stessa con cui gli aprii la porta e lo guardai per il resto della serata, con il cervello paralizzato su pensieri superficiali. Al momento di andare a letto fu più difficile perché il borsone era davanti a me, ma per fortuna la luce era bassa e lui si coricò dalla sua parte - sono distrutto! - lasciandomi al sicuro nella mia porzione di letto.
mercoledì, 07 maggio 2008
il Pittore - 5 anni dopo
Avevo intenzione di non interrompere il feuilleton, ma ho letto l'articolo su di Lui sull'ultimo numero di Vanity Fair...
E' stato un flash vederlo lì. Ho scrutato la sua immagine pixel per pixel, e ho decretato – e la Mia Sorella Piccola ha confermato - che è un po' ingrassato e che ero decisamente più brava io come personal hair stylist di quanto lo sia il suo attuale parrucchiere. E dire che i soldi non gli mancano.
E' stato un flash rivedere i quadri che ho visto prendere forma sulla tela. Sulla porticina di fianco all’altare c'è una locandina che riproduce nientemeno che l'Annunciazione: la madonna post-moderna che se sta appesa sopra al talamo della mia nuova casa (mi chiedono tutti se sono io, dicono che mi assomiglia, ma se è così, lui non me l'ha mai detto).
E' stato un flash rivedere la chiesa, quella che un tempo ho sentito mia. Sul presbiterio troneggia lo stesso salotto: il divano rosso sul quale una domenica pomeriggio abbiamo consumato la nostra passione, la mia sedia da dentista e il narghilè che abbiamo comprato insieme a Istanbul. Non riesco a capire se ci sia ancora il tavolo da biliardo, ma immagino che non gli serva più, da quando non ci sono io.
E' stato un flash rivedere le finestre che danno sull' "alloggio del prete", che è sempre stato freddo e polveroso, ma io lo amavo lo stesso. Non posso vedere l'alcova nel sottotetto, anzi, nel sottocampanile. Era ampia praticamente quanto il letto matrimoniale, ma non ci serviva altro - a parte il piumone, il lettore dvd, lo schermo lcd e il dolby surround (abbandonate pure l’idea dell’artista bohemien).
Ho rivisto tutto questo in un flash. Poi ho iniziato a leggere divorata dalla curiosità. Dicono di Lui, addirittura, che ha conquistato il mondo, il che mi pare un po’ esagerato, ma certamente il mercato l’ha conquistato. Di questo non posso che rallegrami, e gli auguro anzi ancora molta fortuna, anche perché possiedo una discreta buona uscita che potrebbe tornare utile.
Proseguo, e ovviamente ritrovo la saga che ho sentito mille volte (per la verità sempre più distante, da quella che ricordo io). La giornalista lo descrive come un “ragazzo fortunato”, ma decisamente meno romantico di quello di Jovanotti, ché anzi, il taglio che ha scelto (o l’ha scelto lui?) è decisamente un altro. Arriva persino a fargli dire di avere massacrato le sue ex-fidanzate - il che a mio avviso non è proprio una trovata di buon gusto. Fosse anche vero, credo che il lettore preferisca l’immagine dell”l’artista” quale uomo appassionato, invece no, ne viene fuori un’idea di macho che sa di stantio, tutt’altro che trendy.
Eppoi mi chiedo. Davvero dall’alto del suo aerostato non lo sfiora nemmeno il dubbio che le sue ex-fidanzate fossero stanche di stare insieme a Lui almeno quanto lui di stare con loro? C’è da vantarsi di non essere in grado di avere una relazione a causa di un Ego decisamente spropositato?
Non so se mi abbia massacrata.
Le nostre strade si sono separate quando lui ha imboccato la scala del successo e io la discesa in una depressione alimentata anche dalla delusione di assistere impotente ad una metamorfosi che non mi piaceva per nulla. Non poteva che lasciarmi, perché ero l’unica macchia nella sua vita perfetta, una voce fastidiosa che criticava quel piccolo mondo spocchioso che lo stava invischiando e si ostinava a volerlo cogliere in fallo. Io, devastata più da me stessa che da lui, non avevo altra scelta che percorrere fino in fondo il mio tunnel masochista.
Non posso fare a meno, ora, di scorgere dietro gli effetti speciali nient’altro che la volontà di ferro di una mente lucida e calcolatrice. Leggere l’articolo mi ha fatto lo stesso effetto che risentirlo. Mi è venuto da chiedermi dove sia finito il Pittore che aveva il potere di affascinarmi e di emozionarmi. Ho ripensato al fanciullino che mi ritraeva nuda, dopo le nostre prime esperienze amorose. Questa è l’immagine più bella che conservo di lui, niente a che vedere con questo imprenditore.
lunedì, 21 aprile 2008
Storie tra bloggers
First – Sesta Puntata
Così ebbe inizio il nostro menage. Io, come sempre, mi buttai a capofitto, e non mi trattenni nemmeno dal condividere il mio entusiasmo con il mio piccolo mondo post-moderno. L’ironia delle coinquiline e i consigli degli amici non bastarono a frenarmi, e nemmeno la saggezza popolana di mia madre, che al telefono si raccomandò:
- Vacci solo con i piedi di piombo!
Quando me lo disse, avevo già spiccato il volo, figuriamoci. Non aspettavo altro che ritornare ad amare ed essere amata. Sentivo l’urgenza di tornare a vivere pienamente, di poter esprimere davvero me stessa, innamorandomi. Secondo le coinquiline non sapevo “stare da sola”. E forse era vero, ma la questione per me era un’altra: io avevo semplicemente voglia di lasciarmi andare, di amare, di tremare: il resto era tempo perso.
Non c’era nulla di sbagliato in questo. Peccai probabilmente di impetuosità, ma in fondo si trattò di un peccato veniale.
Fui fin dall’inizio più sincera di quanto fosse necessario e anche di quanto fosse il caso. Ammisi subito i miei difetti ed elencai senza pudore le mie debolezze. Non ebbi nemmeno esitazione alcuna a confessargli che stavo prendendo un farmaco per rimettere al loro posto noradrenalina e serotonina. Lo avvisai che una volta al mese, prima delle mestruazioni, gli sarebbe potuto accadere di vedermi impazzire, ma che non doveva preoccuparsi. Gli raccontai, senza risparmiare i particolari più penosi e nemmeno quelli più intimi, di tutte le mie storie e di tutti i miei amanti. Insomma, mi consegnai a lui, bocca e cuore aperti.
Ero anche piena di buone intenzioni e pensavo che avrei potuto aspettare i suoi ritorni come una compagna indipendente e matura. Tanto, mi dicevo, presto avrebbe smesso di viaggiare per stare con me, non avrebbe potuto fare a meno di riconoscere che valevo molto più di quel continuo girovagare. Nel frattempo, come tutti si affannavano a ricordarmi, dovevo solo vivere la storia serenamente.
Insomma, in teoria avevo tutto molto chiaro, ma in pratica qualcosa sfuggì al mio controllo. Iniziai a visitare ossessivamente il suo blog cercando segni da interpretare, a leggere con maniacale attenzione i commenti che gli lasciavano le sue fans. Mi facevo mille piste mentali, oltre che internaute. Presi addirittura a leggere i blog delle gattemorte per studiare i messaggi lasciati da Lui e le loro risposte, alla ricerca di qualche falla. Non solo. Iniziai a rinfacciargli che quando si collegava ad internet perdeva tempo a visitare blog altrui mentre invece avrebbe dovuto scrivere solo ed esclusivamente a me, povera Penelope addolorata.